L’Arsenal guadagna il pass per gli ottavi
25 novembre 2009 – 5.36 pm | 2 Comments | 93 views

Si parlava di rendenzione. E per certi versi, una parziale redenzione c’è stata. Il cerchio non è ancora chiuso. Ci sono ancora miglia e miglia da percorrere, ma almeno ora sappiamo di aver imboccato nuovamente …

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All’Arsenal lo scettro di Regina del Nord di Londra…Tottenham umiliato!

Submitted by The Method on 1 novembre 2009 – 9.54 pm3 Comments

Undici secondi. Solo undici secondi netti. E’ quanto basta a polverizzare il malcapitato Tottenham, e a riaffermare (semmai ve ne fosse bisogno) le gerarchie tra le due squadre del nord di Londra. La differenza è stata netta, al limite dell’umiliazione. Le parole, le intenzioni, i buoni propositi seguiti a quel fortunoso 4 a 4 dello scorso anno sono stati inceneriti in undici secondi. Un risultato beffardo, che le Furie Bianco-Rosse di Wengèr hanno finalmente ricacciato in gola, con veemenza, a Redknapp e alla sua banda.

Ora, dopo tutto questo, siamo a undici anni (o quasi), che il Tottenham non riesce a battere l’Arsenal in casa in una gara ufficiale di Campionato. Inutile allargare il discorso, o commentare ulteriormente la discrepanza tra queste due squadre. La gara di oggi, un pò come la vittoria all’Anfield nell’89, merita davvero un posticino nella storia. Così come i Gunners meritano la loro presenza stabile nella lotta al vertice. Tutte le emozioni del North London Derby si erano a malapena consumate durante la settimana, che aveva già visto i giovani delle seconde linee abbattere il Liverpool di Benitez (anch’esso in versione turn-over).

Da mercoledì, attenzione e concentrazione erano tutte al massimo per la sfida contro gli Spurs. Nonostante una grandissima partenza, la squadra di Harry Redknapp non è stata esente da notevoli scivoloni e “incidenti di percorso”. Vale la pena ricordare che i nostri acerrimi rivali provenivano da una pesante, pesantissima sconfitta in casa, al White Hart Lane, contro lo Stoke City. Le intenzioni di riscatto in un derby ne uscivano chiaramente moltiplicate. Non soltanto, ripeto, dal rocambolesco risultato ottenuto all’Emirates durante la scorsa campagna. Ma anche dalla volontà di non perdere terreno rispetto alle prime quattro della classe.

Sono tutti elementi sufficienti per generare premesse già di per sè ottime, in vista di un derby tutto da vedere. L’ex manager di West Ham e Portsmouth decide di giocarsela a viso aperto, senza riverenza alcuna. Notevoli sono, comunque, le assenze cui deve far fronte. Modric molto probabilmente calcherà un campo di calcio solamente in estate, e a mio personale avviso, il croato è il vero faro di questa squadra. Come se non bastasse, gli ospiti devono rinunciare ad altre due pedine più che fondamentali: Jermaine Defoe ed Aaron Lennon (per lui un infortunio muscolare avvenuto sul finale della gara contro lo Stoke). Redknapp, consapevole delle defezioni, decide che questo è il momento buono per redimere David Bentley (tra i protagonisti del suddetto 4 a 4), dandogli il posto di esterno destro (il ruolo di Lennon, per capirci) e spostando Robbie Keane sull’esterno sinistro della trequarti. Jenas al centro, compone il trio di trequartisti in supporto di Peter Crouch (uno che, a quanto pare, sognava già l’anno scorso, mentre era al Portsmouth, di poter disputare un derby del genere). La diga difensiva è composta da Huddlestone in cooperazione con l’ottimo Palacios; pacchetto arretrato invece composto da Corluka, King, Bassong e Assou-Ekotto, davanti a Gomes in porta.

Senz’altro, gli Spurs non sono gli unici a potersi lamentare delle assenze. Il buon Arsenio non ha ancora il piacere di schierare tutti i suoi migliori effettivi in una sola volta. Ma al momento la cosa non risulta troppo problematica. Ancora fuori Walcott, Rosicky, Denilson e Vela, mentre Nasri torna in panchina dopo il buon display offerto nella scorsa serata di Carling Cup. Si rivede Almunia, guarito dalla “infezione al petto” che ne aveva causato l’assenza per diverso tempo. Davanti al portiere spagnolo, la difesa a 4 è quella titolare, con Sagna, Gallas, Vermaelen e Clichy; Song, baluardo difensivo di centrocampo (questo ci mancherà a Gennaio), è accompagnato da Diaby e da Fabregàs in funzione di interni. Solito tridente offensivo con Bendtner, Arshavin e Van Persie. Direzione di gara, ahimè, affidata all’incompetenza di Mark Clattenburg (voto 4,5).

La rivalità, l’ardore, la passione e l’agonismo intenso che hanno caratterizzato già nell’attesa frenetica questo derby, sono state una sfavillante miccia. Ma la carica esplosiva che quest’ultima avrebbe dovuto innescare, non accennava minimamente a brillare. Almeno nella prima fase di gara. Si trattava di un derby all’insegna della tensione e quasi, a mio parere, condizionato dalla paura di sbagliare. La paura, nonostante fosse passato quasi un anno, era ancora viva. Una leggerezza, e Bentley avrebbe potuto colpire nuovamente dalla distanza. Una distrazione, e Arshavin avrebbe potuto dribblare l’intera difesa e mettere in porta Van Persie. Poca vivacità, scarsa capacità di cambiare passo, di accelerare il ritmo della gara. Ad ogni modo, la partita risulta ugualmente godibile, seppur non all’altezza del divertimento offerto in altre occasioni. Nei primi 10 minuti, è l’Arsenal ad avere le occasioni migliori.

Bendtner approfitta dello spazio creatogli da Sagna (il terzino francese crescerà alla distanza), e taglia centralmente provando poi la conclusione diretta in porta, ma senza trovare il bersaglio. Arshavin è bravissimo in fase di preparazione, ma il suo tiro è velleitario, e Gomes blocca senza problemi. Gli Spurs sentono, e non poco, la mancanza di un campione come Lennon, capace di trovare profondità e saltare l’uomo con facilità: Bentley non ha quelle caratteristiche, nonostante un buonissimo piede destro, e sente molto a livello nervoso la partita. Il suo tentativo dalla distanza non è altrettanto fortunato. Da dimenticare. Pare voglia fare di tutto per giustificare le mancate convocazioni di Capello. E, non di meno, risulta anche fortunato quando il suo fallaccio ai danni di Vermaelen non viene sanzionato da Clattemburg.

Al 13′ è buono il break di Clichy, che ruba palla sulla sua trequarti e si fa circa 60 metri di campo palla al piede. Il terzino francese è imprendibile, ma anche indeciso sul da farsi. Troppo indeciso. Van Persie attende invano al centro dell’area il suggerimento che non arriva. La retroguardia Spurs rientra quasi del tutto, e Clichy si decide a mettere al centro, facendosi sporcare il traversone. La palla comunque giunge ad Arshavin che dal limite dell’area prova a calciare con l’esterno del destro, in maniera però troppo centrale. Peccato.

Poco più tardi, è Gallas a rendersi pericoloso quando per un niente non riesce a deviare l’interessantissimo calcio di punizione battuto da RVP verso la porta, sfruttandone il rimbalzo carico d’effetto. Risponde il Tottenham al 18′, quando il lungo lancio dalle retrovie di Bentley viene corretto dalla torre di Crouch; la sponda del centravanti inglese diventa un prezioso assist che manda in porta Keane nel corridoio centrale; l’attaccante irlandese riesce a controllare e ad aggirare pericolosamente Vermaelen, ma prima del possibiile affondo a tu per tu con Almunia, deve purtroppo arrendersi alla straordinaria chiusura di Song.

Al 20′ ancora un recupero di Clichy che subito serve in profondità il movimento nello spazio di Arshavin sulla corsia di sinistra. Lo Zar penetra rapidamente in area, percorrendo l’intera metà campo palla al piede, si porta la palla sul sinistro e tenta la conclusione, che viene però bloccata dal corpo di Bassong. La sfera viene deviata di poco verso il centro dell’area, dove accorre Fabregàs di gran carriera, colpendo al volo con l’interno del mancino. Un rigore in movimento, anche ben calciato, ma Gomes è incredibilmente reattivo nel tuffarsi alla sua sinistra ed evitare il goal. Ma è solo Arsenal. Arshavin danza sul pallone e alimenta la sovrapposizione di Sagna, che va via sull’out di destra. Il traversone del francese viene contenuto e deviato dalla difesa, con la palla che finisce nella zona di Assou-Ekotto.

Il numero 32 in maglia bianca prova a rinviare facendosi intercettare da Fabregàs, al limite dell’area. Il catalano, senza pensarci, inventa un filtrante nello spazio per Van Persie che, da pochi passi, non riesce a calibrare il piatto sinistro, e mette la palla sull’esterno della rete. Bendtner, fin lì molto propositivo, non ce la fa e accusa un dolore muscolare all’inguine. Dopo qualche istante, Wengèr lo sostituisce con Eduardo al 36′. Quest’ultimo si mette in evidenza subito, andando via in progressione sulla destra e conquistando un buon fallo laterale in zona d’attacco. E’ il 42′. Dalla stessa rimessa laterale, viene servito Sagna che trova dal fondo un perfetto traversone verso il primo palo.

Van Persie si beve Bassong, e artiglia la sfera al volo, infilando il non impeccabile Gomes. Uno a zero Gunners. Le immagini della regia sono ancora a riproporre il goal dell’olandese, ma undici secondi dopo, l’Arsenal rifila il colpo del K.O. all’esanime avversario. Van Persie sfila la palla a Palacios, e serve Fabregàs. Il giovane capitano dei Gunners esegue una discesa in dribbling, saltando tre tackle di tre giocatori diversi, e trafigge il portiere brasiliano dai sedici metri, con un preciso piatto destro rasoterra. Un goal strepitoso (mi viene in mente la faccia verde di invidia che Caressa avrà avuto nel guardarlo) che stende di fatto gli uomini di Redknapp.

Nulla di peggio che andare al riposo dopo un uno-due così micidiale. Nella ripresa, il Tottenham prova a raccogliere le residue energie e a ricompattarsi. Jenas prova a far sentire la sua presenza, anche con dei tentativi dalla media distanza, ma senza essere troppo incisivo. Poi sono i nostri a replicare. Dapprima un suggerimento di Van Persie per Diaby, che riesce ad andare alla conclusione facendosi però bloccare dal preciso intervento di Bassong. Poi, qualche minuto più tardi, è Eduardo ad andar via sulla destra, costringendo Gomes al grande intervento. Il dominio dei padroni di casa è ora esteso a tutto. Non solo nel risultato, quanto nel possesso di palla (70%-30%) e nei tiri in porta (11 a 3). Al 55′ Bale subentra ad Huddlestone. Poco dopo, Bentley trova una splendida traiettoria su calcio di punizione, ma Almunia non si fa sorprendere e manda alto sopra la traversa, in maniera non poco plateale. La sensazione è che gli avversari siano ormai troppo stanchi e demotivati per pungere, ma allo stesso tempo vale la preoccupazione per le due rimonte subite nelle ultime gare contro AZ e West Ham. Nonostante questo (la grinta di Wengèr in panchina è tutto dire), l’Arsenal non perde la calma e all’ora di gioco inchioda l’ultima vite sul coperchio della bara degli Spurs. Azione tutta in verticale.

Eduardo va via sulla destra prima di esser steso da Assou-Ekotto, riuscendo però ad allargare per Sagna in sovrapposizione. Clattemburg, nonostante tutti si fermino, invita i giocatori a proseguire l’azione per la regola del vantaggio. Sagna, un pò meravigliato, non se lo fa ripetere e va sul fondo mettendo al centro per Van Persie. Il traversone basso scivola dalle mani di Gomes (altra papera del brasiliano) e finisce sul piede di Van Persie che mette a segno la sua doppietta personale. Nel tripudio dei 60.000 di Ashburton Grove, i Gunners fissano il risultato sul 3 a 0 ai danni dei loro acerrimi rivali. Un risultato che sarebbe potuto essere ancor più squillante. Eduardo in particolare si ritrova solissimo davanti al portiere, senza riuscire incredibilmente a trovare la porta. Gli ingressi di Pavlyuchenko prima e di Hutton poi saranno letteralmente impalpabili. Ebouè rileva Arshavin al 78′, mentre Ramsey sostituisce Van Persie a cinque minuti dal termine. Il gallese avrebbe potuto trovare il goal del 4 a 0, ma con estrema correttezza e fair play si ferma, dopo aver notato l’infortunio muscolare capitato a Bassong. Il risultato rimane così, e per noi va più che bene.

L’Arsenal sale al terzo posto della classifica, con una partita da recuperare e un bottino virtuale di 22 punti. Un altro scontro diretto è stato portato a casa, così come la consapevolezza legittima di essere superiori al Tottenham. E pensare, che anche quest’anno, i loro tifosi, nonchè il loro capitano, credevano di poter superare i ragazzi di Wengèr. Magari ci riusciranno l’anno prossimo. O anche no. Ooh, to be a Gooner…

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3 Comments »

  • CaptainCesc scrive:

    caro compare riprendo la tua ultima frase

    “E pensare, che anche quest’anno, i loro tifosi, nonchè il loro capitano, credevano di poter superare i ragazzi di Wengèr.”

    e aggiungo

    Next Year for sure

    ahahahahah

  • The Method scrive:

    ^____________________^

  • Benjamin Trotter scrive:

    Faccio mio il coro che incendiava un Emirates impazzito dopo il 2-0 : “Who are you ?”

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